Con la loro tradizionale forma arcuata, le caratteristiche zigrinature e, soprattutto, con il loro sapore inconfondibile, i Krumiri sono entrati nel cuore dei buongustai italiani e nella tradizione gastronomica piemontese.
Ma la loro origine? Pare ci si sia ispirati ai baffi di Vittorio Emanuele II, il re Galantuomo, che per il suo carattere brusco faceva «pedalare» molti interlocutori e non a caso portava i baffi «a manubrio». I suoi baffi erano talmente popolari che nel 1878 Domenico Rossi, un pasticciere di Casale Monferrato, volle dare la loro forma ai celebri krumiri. Se su cosa abbia ispirato questi biscotti non c’è incertezza, sull’origine del nome è tutt’altra cosa. Un’etimologia accreditata soprattutto nella comunità ebraica (un rabbino ha dato l’attestazione kasher a una variante fatta senza lievito), vuole che il nome nasca dalla radice yiddish e tedesca, krumm: ritorto o storto. Ma i più sostengono che Rossi li abbia chiamati così suggestionato da un liquore esotico, il krumiro, allora di moda. Questo nome rimanda ai khoumir o kroumir una tribù berbera famosa nell’800 per le sue scorrerie al confine tra Tunisia e Algeria che giustificarono l’intervento francese in quell’area (en passant anche in Francia esistono dolcetti che si chiamano Kroumirs). Ben presto la parola kroumir finì per definire in senso spregiativo gli immigrati nordafricani. Talora questi immigrati venivano utilizzati per boicottare le rivendicazioni degli operai francesi nelle lotte di fine secolo. E con questo epiteto nel linguaggio sindacale si finì per bollare chi stava dalla parte del padrone, non partecipando agli scioperi. Con tale significato, nel 1901, la parola crumiro fa il suo esordio in Italia sull’Avanti!, organo del partito socialista. Anche i biscotti di Domenico Rossi possono essere usati contro gli scioperi, ma solo della fame.