1830-1910. Dall’Accademia ai maestri del Divisionismo

A volte per scoprire cose nuove, e belle, occorre uscire dai percorsi soliti. Oggi usciamo dalla provincia e dal Monferrato e andiamo a Tortona, alla Pinacoteca della Fondazione Cr di Tortona inaugurata da appena una decina d’anni ma già nota per la pregiata collezione di dipinti  dell’Ottocento e  del Novecento e il prezioso corpus di opere sul Divisionismo. E ci andiamo per una mostra importante: La Meraviglia della natura morta. 1830-1910. Dall’Accademia ai maestri del Divisionismo”, aperta al pubblico sino al 19 febbraio 2012 e suddivisa in tre sezioni cronologiche con un soggetto unico, la pittura della natura morta, cioè composizioni, fiori, cibi, frutti, animali e oggetti che appaiono quasi tangibili, vivi nella fulgida policromia dei colori, nella struttura compositiva, nella stesura della pennellata. E’ l’evoluzione estetica e il rinnovamento del genere pittorico della natura morta dell’area lombardo-veneta, tra l’800 e il ‘900, che la rassegna propone ai visitatori, sotto l’aspetto della stretta relazione e dipendenza con le  linee delle Accademie d’arte, del collezionismo e della nuova committenza. La mostra apre il percorso espositivo partendo dal 1830, nella fase storica influenzata dallo stile Biedermeier e fiammingo, con la smagliante vivida policromia dell’opera Fiori di Hayez, la suggestione votiva  e allegorica dei Fiori alla Madonna di Domenico Induno, i tangibili Volatili morti di Francesco Inganni. Nature morte, straordinariamente tangibili e  plastiche, che seppur non vive trasmettono la “vita silenziosa” delle cose della natura, come l’“appetitosa”opera di dolci, biscotti e frutta candita di Studio dal vero di Longoni, o  il pollo  dell’Appeso di Giuseppe Pellizza da Volpedo. La mostra  si conclude con “La Stanza del Collezionista”, che attraverso le tele di Filippo Carcano, Adolfo Feragutti Visconti, Emilio Longoni e Giovanni Segantini o quelle della raffinate elaborazioni cromatiche delle opere del  divisionista Gaetano Previati  narra lo stretto rapporto e dipendenza che intercorse tra l’arte e alcuni dei più noti collezionisti lombardi (Treves, Rossi, Candiani, Marzotto e Jucker), che incrementarono il mercato dell’arte  e permisero con i loro lasciti, la nascita di molte fondazioni e musei.  Nella rassegna una sezione è  dedicata alle analisi scientifiche multispettrali e spettroscopiche effettuate sulle opere esposte di Giovanni Segantini, Emilio Longoni e Giuseppe Pellizza da Volpedo,  che documentano i materiali e la loro tecnica pittorica.

 

Info 0131 822 965, http://www.fondazionecrtortona.it/index.php/la-meraviglia-della-natura-morta1830-1910. Dall’Accademia ai maestri del Divisionismo

A volte per scoprire cose nuove, e belle, occorre uscire dai percorsi soliti. Oggi usciamo dalla provincia e dal Monferrato e andiamo a Tortona, alla Pinacoteca della Fondazione Cr di Tortona inaugurata da appena una decina d’anni ma già nota per la pregiata collezione di dipinti  dell’Ottocento e  del Novecento e il prezioso corpus di opere sul Divisionismo. E ci andiamo per una mostra importante: La Meraviglia della natura morta. 1830-1910. Dall’Accademia ai maestri del Divisionismo”, aperta al pubblico sino al 19 febbraio 2012 e suddivisa in tre sezioni cronologiche con un soggetto unico, la pittura della natura morta, cioè composizioni, fiori, cibi, frutti, animali e oggetti che appaiono quasi tangibili, vivi nella fulgida policromia dei colori, nella struttura compositiva, nella stesura della pennellata. E’ l’evoluzione estetica e il rinnovamento del genere pittorico della natura morta dell’area lombardo-veneta, tra l’800 e il ‘900, che la rassegna propone ai visitatori, sotto l’aspetto della stretta relazione e dipendenza con le  linee delle Accademie d’arte, del collezionismo e della nuova committenza. La mostra apre il percorso espositivo partendo dal 1830, nella fase storica influenzata dallo stile Biedermeier e fiammingo, con la smagliante vivida policromia dell’opera Fiori di Hayez, la suggestione votiva  e allegorica dei Fiori alla Madonna di Domenico Induno, i tangibili Volatili morti di Francesco Inganni. Nature morte, straordinariamente tangibili e  plastiche, che seppur non vive trasmettono la “vita silenziosa” delle cose della natura, come l’“appetitosa”opera di dolci, biscotti e frutta candita di Studio dal vero di Longoni, o  il pollo  dell’Appeso di Giuseppe Pellizza da Volpedo. La mostra  si conclude con “La Stanza del Collezionista”, che attraverso le tele di Filippo Carcano, Adolfo Feragutti Visconti, Emilio Longoni e Giovanni Segantini o quelle della raffinate elaborazioni cromatiche delle opere del  divisionista Gaetano Previati  narra lo stretto rapporto e dipendenza che intercorse tra l’arte e alcuni dei più noti collezionisti lombardi (Treves, Rossi, Candiani, Marzotto e Jucker), che incrementarono il mercato dell’arte  e permisero con i loro lasciti, la nascita di molte fondazioni e musei.  Nella rassegna una sezione è  dedicata alle analisi scientifiche multispettrali e spettroscopiche effettuate sulle opere esposte di Giovanni Segantini, Emilio Longoni e Giuseppe Pellizza da Volpedo,  che documentano i materiali e la loro tecnica pittorica.

 

Info 0131 822 965, http://www.fondazionecrtortona.it/index.php/la-meraviglia-della-natura-morta